Letture facoltative

Letture facoltative

Traducción: Valentina Parisi

Editorial: Adelphi

Páginas: 292

Año: 2006

EAN: 9788845920356

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Nei lontani anni Sessanta la Szymborska, incuriosita dal divario fra l’attenzione rapita che i recensori riservano ai libri ‘nobili’ – narrativa, saggistica storico-politica, classici –, destinati tuttavia a restare in buona parte sugli scaffali delle librerie, e il vasto successo riscosso da libri di tutt’altro genere – quelli di banale divulgazione scientifica, manuali del fai da te, almanacchi –, decise che valeva la pena di dedicare proprio a questi ultimi qualche attenzione. Ma non da critico professionista, bensì da amateur, usando il libro come pretesto per divagazioni in punta della sua caustica penna: «Fondamentalmente sono e desidero rimanere un lettore, un dilettante, un patito della lettura, sollevato dall’onere di un incessante giudizio. Talvolta il mio principale soggetto è il libro stesso, in altri casi il libro è solo un pretesto per prolungare svariate libere associazioni».Da allora quest’opera di scavo controcorrente non si è mai interrotta, e continua a produrre anche nel nuovo secolo i suoi frutti sapidi di humour: da un malizioso commento sull’incontro tra Andersen e Dickens agli inconvenienti del vivere quotidiano a Corte nella sfolgorante Polonia settecentesca; dalle improbe fatiche cui medium e occultisti devono sobbarcarsi in privato per esercitare al meglio le loro arti alle insospettate possibilità espressive dell’alfabeto cinese; dall’esilarante cronaca di una serie di non-incontri con Czeslaw Milosz al ritratto ammirato di Alfred Hitchcock – un personaggio che in fondo, per il gusto dei particolari con alone di suspense e le chiuse fulminanti che suggeriscono una prospettiva quadridimensionale della vita, le assomiglia. «Amo gli uccelli perché volano e perché non volano. Perché si tuffano nell´acqua e nelle nuvole. Per i loro ossicini pieni d´aria. Per le loro piume impermeabili sotto le penne. Per gli artigli che non hanno più alle estremità delle ali ma che mantengono sulle zampe, con l´eccezione dei palmipedi, anch´essi meritevoli di simpatia. Amo gli uccelli per quelle loro zampe a stecchetto, oppure storte, coperte di scaglie a volte purpuree, a volte gialle, a volte azzurro cupo. Per il loro incedere con ricercata gravita, ma anche quando claudicano come se sotto di loro la terra ondeggiasse incessantemente. Li amo per quegli occhietti sgranati con cui ci guardano in un modo tutto loro».