Meditazioni milanese

Meditazioni milanese

Prólogo: Nota al testo di Paola Italia.

Editorial: Garzanti

Páginas: 400

Año: 2002

EAN: 9788811665014

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Il 22 febbraio 1928 l’ingegner Carlo Emilio Gadda si licenzia dalla «Ammonia Casale» per problemi di salute e decide di completare il corso di laurea in filosofia: dopo di che, s’immagina, potrà finalmente abbandonare la forzata attività ingegneresca e seguire la propria vocazione letteraria e speculativa. Seguono quindici mesi di intenso lavoro intellettuale, che ruotano intorno alla stesura di una tesi centrata sulla Teoria della conoscenza nei «Nuovi Saggi» di G.W. Leibniz. Contemporaneamente Gadda prosegue l’attività letteraria e la riflessione filosofica: in poche intense settimane, tra il 2 maggio e il 28 giugno 1928, riempie tre quaderni di annotazioni – la Meditazione prima, o Meditazione milanese. È un testo indispensabile per comprendere le istanze teoretiche sottese alle invenzioni narrative gaddiane. Anche quando affronta problematiche filosofiche, lo scrittore non rinuncia peraltro all’originalità dell’approccio e a una esposizione dalla «forma bizzarra e irregolare», correndo il rischio dell’incompiutezza. Come molte altre opere gaddiane, anche questa Meditazione milanese resterà a lungo inedita, malgrado i meticolosi progetti di riorganizzazione dei materiale in vista di una eventuale pubblicazione. Peraltro il progetto viene ben presto abbandonato anche perché nel maggio del 1929, accantonate le ambizioni filosofiche e il progetto di trasferirsi a Firenze come bibliotecario al Gabinetto Vieusseux, l’ingegner Gadda riprende servizio alla «Ammonia Casale».
«Il carattere che io intendo e ho inteso conferire a questo lavoro è quello di una rapida annotazione di alcune idee, in gran parte forse già largamente affiorate della storia del pensiero, per non dimenticarle. Come un taccuino di viaggio, scritto senza eccessive pretensioni o speranze. Sarebbe quindi ingiusto voler severamente vituperare come troppo facile o grossa questa meditazione, come è ingiusto criticare il legnaiolo, che ha costruito una rozza capanna, perché non l’ha adornata del timpano del Partenone.»